Sua maestà (SM) l'acronimo

Torno necessariamente su questo argomento (piuttosto ignorato da tutte le grammatiche) dedicando una pagina apposita, perché vedo una grande disparità nell'uso che credo sia indice di una generale mancanza di chiarezza nel concepirlo. Dopo un paio di note mie sul merito, ho notato poi che i giornalisti sembrano poco convinti della esistenza di una regola. Dunque, grande potenza del mondo contemporaneo. Dicesi 'acronimo' l'unione delle lettere o sillabe iniziali di una espressione formata da due o più parole.

CNN

è acronimo che conoscete tutti, ed è l'unione delle iniziali di Cable News Network. Acronimi esistono oggi a decine di migliaia, e di continuo ne vengono creati. Perché cominciammo a crearli? La risposta è duplice:

1) Per un fatto di comodità. Aldo e Giacomo crearono un'azienda familiare, la Società Casearia Avellinese. Dopo un paio di settimane, nessuno dei familiari riusciva più a pronunciare l'intera denominazione sociale e tutti dicevano S-C-A (=esse-ci-a). E' naturale che venga molto comodo a tutti risparmiare fiato pronunciando un suono corto in luogo di una intera espressione formata da tre o più parole. Essendo la lingua inglese la più specializzata nei monosillabi, potete immaginare quanti ne contenga.

2) Per un fatto di espressività. Questa è un'evenienza meno frequente, ma pur sempre possibile. Dire la C-G-L sembra a tutti molto più efficace che dire Confederazione Generale del Lavoro.

Poi l'acronimo può anche trionfare al punto da sembrare come 'un normale intero'. Guardate al caso della Fiat. Chi penserebbe oggi che sia venuto da 'Fabbrica Italiana Automobili Torino'?

Oggi l'acronimo è talmente centrale da abitare non meno di 3 discorsi su 10. Lo deglutiamo, quasi. Esce, prorompe dalle nostre bocche con una rapidità sconosciuta alle altre parole e altrettando rapidamente toglie il disturbo dalla scena quando - per motivi di assenza dell'oggetto - non riteniamo più necessario usarlo nel discorso. L'acronimo finiscono per usarlo tutti, perfino quelli che all'inizio si dichiararono poco entusiasti. Talvolta però resta a disposizione solo degli iniziati (chi sa cosa è in musica l'ar-end-bi?). Acronimi possono essere costruiti in numero infinito, e oggi la loro gamma copre gran parte del dominio a disposizione. Così, ad esempio, si inizierà da noi a intonare in ordine: ABI, ACI, AGI, ALI, ANI, ARI, ATI. Tutte sigle corrispondenti a enti o organizzazioni varie. La quantità oggi è tale che davvero ci stupiamo se troviamo un dominio ancora disponibile (esempio, UFI... ma qualcuno magari mi smentirà).

Problema: come usarlo. United States of America divenne USA, ma poi - dopo il famoso primo coraggioso - tanti scrissero Usa e così le due usanze si affiancarono. Però, c'è una regola? Una ferrea no, dipende pur sempre da un uso che si afferma. Ma ragioniamo anche qui.

AD ad esempio non può essere ad perché immediatamente si crea una possibilità di ambivalenza con la preposizione. Creiamo così la regola che se ne deduce

L'acronimo non deve confondersi, nel simbolo, con una parte grammaticale già esistente

Questo significa che finché possiamo dobbiamo fare in modo che un simbolo grafico non sia al tempo stesso (come nel caso appena visto) più cose. E questo è possibile scrivendolo per quanto possibile maiuscolo, perché la grammatica possiede un grande numero di interiezioni, sigle, preposizioni che possono scambiarsi con l'acronimo stesso. Purtroppo, l'uso recente di e-mail con 'tutte minuscole' ha favorito un uso parallelo anche negli acronimi.

FAQ. La burocrazia usa scrivere SV per 'signoria vostra'. Giusto?
Sė. A nessuno verrebbe in mente di scrivere 'Comunichiamo alla sv'. Torna dunque la considerazione che l'acronimo dovrebbe sempre essere maiuscolo. A maggior ragione, nei casi di incertezza.

Tanti poi scrivono l'acronimo con le lettere seguite da un punto (a.d.). Va bene. Si può anche fare, ovviamente, ed è certo molto pià corretto della semplice commistione di due minuscole (ad). Ma - penso io - non è bello come il semplice AD. Guardate del resto a CNN, e poi - per tornare alle persone - a CEO. Tento dunque di ribadire quella che secondo me dovrebbe essere la regola:

La regola generale è che l'acronimo segue la grafia originale delle lettere che lo compongono. Gli acronimi di associazioni ed enti vari dovrebbero essere scritti possibilmente con tutte maiuscole.

Se ritenete che in origine l'espressione non fosse maiuscola, potete scrivere anche l'acronimo minuscolo. Così, se in origine era 'post meridiem' io posso anche scrivere pm (scritta per indicare in inglese le ore dopo le 12) ma se vengo da un Pubblico Ministero o da una Fabbrica Italiana Automobili Torino un dovere di correttezza mi imporrebbe lettere tutte maiuscole. Se era Partito Comunista Italiano non posso scrivere pci. Nei casi, poi, in cui vi sia incertezza proprio sull'origine (Pubblica Amministrazione o pubblica amministrazione?) noi preferiamo 'tutte maiuscole', proprio per evitare rischi di ambivalenza. In fondo, scrivere la PA (o P.A.) è molto meglio che scrivere pa, anche perché il suono di quest'ultimo è 'pa' e non 'pi-a'.

Nei casi di incertezza, è preferibile scrivere l'acronimo maiuscolo (almeno nella prima lettera)

Attenzione infine a non confondere con il concetto di semplice abbreviazione. Se io scrivo ing. per ingegnere o dr. per dottore, questi - che non sono acronimi - non hanno anch'essi una regola ferrea. I mittenti li scrivono talvolta minuscoli, in busta. Qui manca una logica profonda da imporre.

Pagina del 27 luglio 2006