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Month: September 2016

Relazione che si rinnova attimo per attimo

Posted on September 19, 2016 in Generali

Così possiamo definire la lingua, utilizzando un’immagine. La prendiamo liberamente, quando ci serve, a una velocità incontrollabile in uno spazio non visibile e immateriale. Le lingue nacquero… da sé, e noi le prendemmo nelle varie zone della Terra per ciascuna nazione. Esse ci sono servite per chiamare tutte le cose.
Nel secolo scorso, operarono docenti più che linguisti. Nessuno individuò la vera natura della lingua nello spazio-tempo, cioè in un universo esterno al nostro. Ecco una delle innovazioni introdotte dall’autore.

L’esclusiva della lingua ci permette di raccontare il vero e anche il falso. Cosa che la natura non conosce, poiché la realtà è sempre una sola.
Tutti i sistemi fondati su alfabeti si basano su grammatiche. Grammatica è l’insieme dei principi che danno un ordine fisso alle manifestazioni espressive di uomini parlanti una stessa lingua. Se questa fosse una creazione del cervello umano ciascuno di noi avrebbe finito per utilizzare una sua grammatica personale. In sostanza, non potremmo spiegare il fatto che ne rispettiamo una sola con un unico sistema pur non essendoci messi d’accordo e il fatto che essa funzioni in modo automatico da tempo immemorabile. Esistono grammatiche diverse, nella vita quotidiana.

Dominio
L’autore ha creato due concetti correlati, il dominio e la probabilità di emissione. Il primo è il campo semantico che viene riempito da un numero x di parole, per rappresentare un determinato concetto. Ogni concetto esistente riempie un dominio o più, a seconda dell’uso dei parlanti. Il parlante, ogni volta, sceglie per quel dominio una certa parola e non un’altra. Quella è la ‘vincente’. Vedi video su convalida biglietti.

Indice di probabilità
Essendo l’uso variabile, si può quantificare la frequenza con un indice di probabilità. Questo è il numero che indica le possibilità che una parola ha di essere pronunciata in un dominio rispetto alle altre possibili, inteso entro un certo arco di tempo. Le parole hanno anch’esse relazioni interne e in base a queste si combinano volentieri o meno con le altre, a seconda dei periodi. La possibilità di figurare o meno all’interno di una frase dipende da un fattore interno che qui abbiamo chiamato indice di relazione. Si creano in questo modo matrimoni frequenti tra suoni che vanno d’accordo tra loro.

Molto importante, in un mondo di dati in cui tutti accedono a una risorsa, destinare una parte della trattazione al recinto dei ‘dummies’. Di questi la nostra società è piena. Essi ne costituiscono probabilmente la parte più rilevante numericamente, in ogni nazione. Loro caratteristica è quella di vivere inconsapevoli di qualcosa. Inconsapevoli del diritto e dei codici, inconsapevoli dei rapporti economici, inconsapevoli del significato delle parole che usiamo, inconsapevoli dei numerosi equivoci a cui soggiace la loro mente nell’afflusso di informazioni quotidiane. La loro lettura stessa è gravata all’origine da un’imperfetta comprensione del testo, esercizio al quale mai furono addestrati né a scuola né in privato. Ma è la loro vita, la loro lingua ad essere ‘di plastica’.

Una delle cose più frequenti dei ‘dummies’ è domandarsi a cosa serva qualcosa. Il dummy non capisce le cose fatte per nulla o con intenzione serie nel ‘gratuito’. Essi, non vedendo alla ribalta l’autore, si fanno prendere da interrogativi o da impressioni superficiali. Their characteristic is always to not go very high with the thought, remaining at things mundane. Qui ha causato vittime proprio il lavoro, l’impiego in un ufficio. La mia azione è stata indirizzata proprio a un fine. Quello di recuperare il senso di qualcosa che non ne ha (al di fuori di esistere, di dare agli altri, di comunicare). Nell’ottica di chi vede carriere e posizioni (che poi sono visibilità, per loro), fioccano interrogativi appena vedono qualcuno che potrebbe fare qualcosa che invece non fa. A una persona seria non verrebbero mai interrogativi sull’autore. Semmai interrogativi sulla materia. Se voi andaste alla ricerca dei motivi per cui siete capitati in un sito o avete incontrato una nuova persona che vi ha colpito non trovereste mai spiegazioni e nemmeno quella cosa che si dice ‘destino’. Trovereste nient’altro che ‘insorgere di nuove situazioni’. E queste vanno affrontate per quello che sono. ‘Incontrare’ una persona, ‘incontrare’ un autore, non è mai porsi domande su di lui e sulla sua vita. Se egli vuole raccontarvi di queste cose, sarà semmai lui a farlo. ‘Incontrare’ significa soprattutto avere, ricevere qualcosa. Imparate ad apprezzare il gusto di ciò che si ha, senza farvi un’idea di valore o di interesse.

La televisione sugli schermi della telefonia

Posted on September 19, 2016 in Generali

TV e FONO

che sta alla base del ‘tv-fonino’ o ‘tvfonino’. La variante è naturalmente un tentativo, suggerito dal fatto che il marketing di una novità prevede un migliore lancio in concomitanza con una parola completamente nuova. Sia l’operatore sia alcuni esercizi commerciali hanno dunque inserito questa parola in annunci che sono andati sia su stampa sia sui teleschermi nazionali. In altre parole, chi vende questo prodotto in occasione dei mondiali di calcio ha trovato più ‘appetibile’ mettere in pista la Tv e non il semplice video perché l’apparecchio che guardiamo (e le teletrasmissioni in generale) non sono video ma proprio Tv. La Tv, si è sempre detto. Dunque, scende in campo il tv-fonino sostituendo al ‘tele’ del già esistente telefono la Tv e combinando in questo modo un nuovo matrimonio tecnologico che il tempo consacrerà se di successo o meno (dopo il campionato di calcio, ovviamente). E’ conveniente, linguisticamente?

I telefoni che in precedenza venivano utilizzati con trasmissione anche su video (pensiamo alla videoconferenza, agli inter-phono aziendali da una stanza all’altra) non furono mai denominati ‘videofoni’, benché avremmo potuto (si pensi al ‘citofono’ o al ‘grammofono’). Diciamo dunque che quel matrimonio non si fece mai: le due parole non andarono molto d’accordo, per fonìa. La seconda (fono) accoglie ovviamente partner che nella coppia ricevono l’accento sull’ultima sillaba. Si sposò con micrò… fono, citò… fono, grammò… fono, megà… fono, telè… fono. Fa invece la bocca storta se le danno fonemi che sull’ultima non cadono bene. Se voi pronunciate videofono siete costretti anche qui a far cadere l’accento sull’ultima del partner, ma videò… fono non suona bene. Il ‘video’ in precedenza fece unioni con parole senza problemi come ‘registratore’ o con suoni corti che le consentivano di preservare l’accento sulla prima sillaba (videoshop). Ecco spiegato dunque come non sia mai nato in senso linguistico un feeling tra il video e la fonia. Al limite il video avrebbe imposto le sue condizioni, e un eventuale ‘vìdeofon’ sembra al massimo il nome di una ditta ungherese. Insomma, matrimonio quasi impossibile. La lingua ha una logica anche fonica, e quando questa non si realizza difficilmente si affermano parole in unione.

Con la televisione sul telefonino è stato normale e immediato combinare e lanciare il ‘tv-fono’ che è (con molta più verosimiglianza) il ‘tv-fonino‘ del lancio attuale (rifuggite dall’orribile telefotino che ancora compare su qualche rivista). Bene, in un caso del genere per verificare se la parola avrà successo occorre attendere almeno cinque o sei mesi e riparlarne alla fine del 2006. Le cifre di vendita a partire dai primi di maggio dovranno osservare una contemporanea affermazione della parola scelta per chiamare il prodotto. Noi però avevamo posto il problema dal nostro punto di vista: ‘tv-fonino’ è parola confacente? Tutto sommato, diremmo di no. Ricapitoliamo.

Le due cose trovarono un connubio nelle immagini video trasmesse a circuito chiuso, tra due o più soggetti. Mai però misero in circolazione un equivalente altrettanto riuscito delle due parole appena menzionate. Se oggi noi diciamo ‘tv-fono’ intendiamo ‘televisione e suono’, cosa che già esisteva fin dal principio perché la televisione fu sempre provvista di suono (le ultime immagini prive furono quelle del cinema muto, che scomparvero nei primissimi anni ’30). Se mi obiettassero che questo è un nuovo apparecchio, io direi di no perché sia il suono sia le immagini erano già presenti in precedenza su tutti gli apparecchi di telefonia mobile. L’unica novità è l’immagine di programmi televisivi, ma allora il vero connubio logico sarebbe

Una visione prospettica

Posted on September 19, 2016 in Generali

La differenza tra un’opera e carta di giornale – Memoriale e Grammatiche sono due opere. In quanto tali, esse ‘racchiudono’ una serie di idee che, viste nella loro globalità, sono interne a un unico sistema di pensiero. Qui leggete di un’opera che all’interno di se stessa si chiude, cioè esaurisce gli argomenti disegnando una mappa completa e stabile del pensiero dell’autore. E’ come se voi parlaste su un settimanale del Tractatus di Wittgenstein. Potrete illustrarlo, non porvi sullo stesso piano. Per quanto riguarda poi i contenuti, non esiste un ‘essere d’accordo’ o un ‘non esser d’accordo’. Un’opera può venire soltanto superata (se logica, smentita). Se un giorno qualcuno smentirà questa dimostrazione, essa potrà ritenersi superata. Fino a quel giorno, Memoriale fa referenza.

L’orientamento, in queste due opere – Una lettura sommaria può suggerire che sapersi muovere entro questo sito comporti anche un certo potere di orientamento. Un’opera per ipertesti presenta all’inizio un certo grado di complicazione nella struttura interna, ma una volta entrati in confidenza ci si muove con una certa familiarità. L’esistenza di un certo numero di link non permette una lettura tranquilla e sequenziale come in un libro di saggistica o di narrativa. In quest’ultimo il nostro occhio segue il narrante, secondo un procedere narrativo. Su Grammatiche si entra e si esce da una pagina avendo sotto gli occhi rimandi di un’altra. A questo tengo in particolar modo: un’opera, anche nella vita, deve essere questo. La capacità ipertestuale è quella di saper contenere dati del passato come se essi fossero sempre disponibili in un momento successivo.

La tematica, in senso trasversale – Una visione a prospetto di queste pagine non esiste. L’unico metodo sarebbe orizzontale: una sorta di attraversamento per temi, in cui uno richiamerebbe l’altro. Ma dobbiamo essere capaci di farlo noi, senza l’aiuto di un motore di ricerca. Talvolta ci arrivano, alla mente. Anche tutti insieme. In quel giorno, significa, Grammatiche è con noi e ci ha colpito. Può aver colpito anche me. Poiché in quel giorno dirò: “Guarda cosa ho scritto. Incredibile, oggi non scriverei mai una cosa simile”. Concepito in questo modo, un sito è come una clessidra che ogni tanto fa scendere qualche granellino. Le pagine che rimangono sono come le ossa del suo corpo. Le altre verranno ricacciate non appena l’autore le rivedrà, non riconoscendole più come sue. Cosa riguardo? Poche pagine. E lo faccio molto di rado. Un autore, per un suo sito che abbia circa 200 link, non ha una rilettura frequente. Se lo facesse diventerebbe matto, perché è come se un cantante riascoltasse ogni due giorni il suo Cd e andasse ad operare modifiche. Le opere, una volte partorite, debbono restare possibilmente come sono. Questo non impedisce che, come per le grandi vetrate o gli armadi che mai si apre, ogni tanto una ripassata sia necessaria. Io vengo molto incuriosito dagli errori di battitura, perché evidentemente il mio occhio di quel giorno non li vide. Mi spiace, ovviamente, che un lettore ricordi o abbia nel suo computer una pagina con un ‘technomuic’ invece di un ‘technomusic’. Ma tra le cose che non apprezzo, proprio l’editing sul testo. Quando restano errori di stampa, essi sono come un solco non perfetto su un disco, come la polvere di un giradischi a cui ci affezioniamo. Io mi affeziono anche a queste cose (non ci si affeziona solo alla perfezione, l’imperfezione è più nostra), perché vi annetto un significato. Nulla è senza, nella vita. Ogni cosa su cui intervengo è una cosa spiacevole, perché penso sempre che decine di migliaia di persone salvarono quella pagina scritta in quel modo sul loro computer. Però, anche le imperfezioni vanno interpretate come un segnale del momento. Quando mi rileggo, provo una sensazione di rivisitazione che va da un estremo all’altro. O mi lascia indifferente o ne rimango colpito. Siccome ho anche qualche timore (non piacere a se stessi è una brutta sensazione) lo faccio di rado.

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